Stai buttando via le tue vecchie radiografie? Ecco quanto tempo devi conservarle per legge

Molte persone, nel fare ordine tra i ricordi e i documenti del passato, si imbattono nelle loro vecchie radiografie o indagini radiologiche. La domanda più comune è se sia possibile disfarsene e, soprattutto, quali siano le norme di legge che disciplinano la conservazione di questi documenti. In Italia, la normativa su questo tema è stata chiaramente definita negli ultimi decenni, anche per la crescente digitalizzazione delle cartelle cliniche e delle immagini sanitarie. Tuttavia, nonostante la digitalizzazione stia indubbiamente cambiando le modalità di archiviazione, molti pazienti e perfino alcune strutture sanitarie convivono ancora con le lastre su supporto fisico tradizionale.

Normativa italiana sulla conservazione delle radiografie

Secondo la legislazione italiana, le radiografie costituiscono parte integrante della cartella clinica del paziente e, come tale, vanno conservate per lo stesso periodo stabilito per i documenti sanitari. Il riferimento normativo principale è l’articolo 4 del Decreto Ministeriale del 14 febbraio 1997, che prevede che la durata minima di conservazione delle radiografie sia di dieci anni dalla data dell’ultima prestazione sanitaria erogata al paziente. Questo obbligo riguarda tutte le strutture sanitarie, siano esse pubbliche o private convenzionate.

Per alcune categorie di pazienti o specifiche tipologie di esami, la normativa può prevedere termini diversi:

  • Per minori, le radiografie andrebbero conservate almeno fino al raggiungimento della maggiore età.
  • Nei casi di esposizione a radiazioni ionizzanti o per finalità di radioprotezione, la documentazione deve essere archiviata almeno dieci anni, ma in alcune situazioni – legate a contenziosi sanitari o responsabilità civile – anche periodi più lunghi possono essere previsti da normative regionali o speciali.

È importante aggiungere che il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR) disciplina la gestione dei dati sanitari, imponendo principi di trasparenza, limitazione della finalità, minimizzazione dei dati e sicurezza. In particolare, per le strutture sanitarie private non convenzionate il periodo di conservazione dei dati sanitari non può superare il tempo necessario al raggiungimento delle finalità per cui sono stati raccolti.

Cosa fare delle vecchie radiografie a casa?

Nel caso in cui le radiografie siano state consegnate direttamente al paziente, non esistono obblighi di legge che impongano a un privato di conservarle per un periodo minimo prefissato, come accade invece per le strutture sanitarie. Tuttavia, gli esperti consigliano di non disfarsene mai definitivamente, o almeno di conservarle finché l’esame non sia stato aggiornato e valutato da un medico.

Le motivazioni a supporto del mantenimento delle vecchie radiografie sono molteplici:

  • Possono risultare utili per confronti diagnostici in caso di nuove patologie o incidenti che coinvolgono nuovamente l’area in esame.
  • Il loro possesso da parte del paziente può facilitare e velocizzare successive valutazioni mediche, riducendo l’esposizione a ulteriori radiazioni.
  • La storia clinica personale resta più facilmente ricostruibile.

Alla luce di ciò, la pratica migliore sarebbe archiviare le (radiografie) in un luogo asciutto e protetto dalla luce diretta, assicurandosi che siano accessibili in caso di necessità.

Lo smaltimento corretto delle radiografie

Qualora si decida di liberarsi delle vecchie radiografie (soprattutto quelle ormai inutili per la tutela della propria salute), occorre rispettare le regole per un corretto smaltimento. Le lastre radiografiche tradizionali sono composte da materiali diversi, che possono includere plastiche e sostanze chimiche potenzialmente tossiche, come sali d’argento e altri composti chimici. Per questo motivo, non vanno eliminate nei normali rifiuti domestici.

Le opzioni corrette per lo smaltimento sono:

  • In piccola quantità, possono essere conferite nell’indifferenziato, ma solo come soluzione di emergenza e mai in grandi volumi.
  • È consigliabile utilizzare i centri di raccolta specializzati (ecocentri), dove esiste una filiera specifica per il recupero e lo smaltimento di questi materiali in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

Alcuni comuni prevedono giornate straordinarie di raccolta dedicata o servizi presso le farmacie convenzionate, che raccolgono rifiuti sanitari da privati cittadini. Informarsi presso il proprio municipio o azienda ecologica locale può offrire indicazioni precise e aggiornate sulle modalità operative più corrette.

Radiografie digitali e futuri sviluppi

Negli ultimi anni la digitalizzazione della diagnostica per immagini sta rapidamente sostituendo il supporto fisico tradizionale delle lastre, portando a una notevole semplificazione della conservazione e della gestione dei dati clinici. Le radiografie digitali sono conservate nei server delle strutture sanitarie e rimangono disponibili su richiesta del paziente per periodi anche illimitati, secondo le regole di sicurezza e privacy stabilite dal GDPR.

Questo passaggio dal supporto fisico a quello digitale rappresenta un grande vantaggio per la tutela della salute e per la razionalizzazione dell’archiviazione sanitaria:

  • Elimina il rischio di deterioramento o smarrimento dei documenti.
  • Consente una più agevole consultazione e condivisione tra diversi specialisti, migliorando il percorso clinico del paziente.
  • Riduce drasticamente le esigenze di spazio e le problematiche connesse alla conservazione a lungo termine.

Nonostante ciò, rimane fondamentale per ogni cittadino conservare una propria documentazione sanitaria aggiornata e completa, prestando attenzione anche alle modalità di archiviazione digitale e alle autorizzazioni per l’accesso ai dati che vengono memorizzati nei sistemi informatici delle strutture.

Per concludere, la conservazione delle radiografie obbedisce in Italia a un quadro legislativo complesso e articolato che impone almeno dieci anni di archiviazione per le strutture sanitarie; a livello personale, la prudenza suggerisce di non disfarsene mai del tutto senza consultare prima un medico. In caso di smaltimento, è necessario operare secondo le regole ambientali per i rifiuti speciali, rispettando le disposizioni locali e tutelando così sia la salute che l’ambiente.

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